THE SECRET OF KELLS
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(2009)
(lungometraggio d'animazione)
Regia di: Tomm Moore
Co-regia di: Nora Twomey
Storia di: Tomm Moore
Sceneggiatura di: Fabrice Ziolkowski
Produttori: Paul Young, Didier Brunner, Viviane Vanfleteren
Produzione: Les Armateurs, Vivi Film, Cartoon Saloon, France 2 Cinéma
Animazioni: Cartoon Saloon
USCITA ITALIANA: [inedito]
Primo della trilogia del Folklore Irlandese concepita e diretta da Tomm Moore, il film, inedito in Italia, apre le porte ad un mondo unico, realizzato con uno stile impeccabile, in un viaggio tra storia e fantasia in cui lo spettatore è guidato per mano.
Protagonista della storia è Brendan, nipote dell'abate di una piccola comunità fortificata nell'Irlanda del IX secolo. In continua apprensione a causa degli attacchi dei Vichinghi, la piccola comunità vive rinchiusa tra le proprie mura ed è avida di notizie che portano i pochi viandanti che arrivano dall'esterno. Uno di questi è il maestro Aidan che arriva dall'isola di Iona, autore e custode del Libro di Iona di cui tutti parlano. Un testo illustrato che promette l'illuminazione ai suoi lettori. Dopo esser arrivato, il maestro si chiude nello scriptorium per ultimare il libro e, vedendo interessato il giovane Brendan, lo coinvolge nella realizzazione. Questo causerà non pochi attriti con l'Abate e zio del ragazzo perché porterà il giovane ad esplorare il pericoloso mondo fuori dalle mura.
Il folklore Irlandese è ricco di leggende e noto in tutto il mondo e l'Irlandese Moore cerca di esaltarne personaggi e storie sempre sul confine tra realtà e fantasia. Il mondo del personaggio Brendan inizia dal vero Libro di Kells, un manoscritto miniato del IX secolo custodito presso la biblioteca del Trinity College di Dublino. Numerosi sono i personaggi fantastici che ritroveremo poi anche in altre opere degli studios ma che compaiono per la prima volta in questo film in una forma visiva inedita. La struttura della storia è interessante, avanzando per momenti in cui il protagonista divide di volta in volta la scena con qualche altro personaggio e mai più di uno. Dei co-protagonisti molto diversi tra loro, incluso i cattivi che fanno la loro comparsa nella parte finale della storia. Ma a destare l'attenzione è certamente la giovane abitante della foresta Aisling, figlia di un mondo fantastico che non trova molto spazio in questa storia ma ne troverà in un'altra produzione.
Tassello dopo tassello, gli eventi che coinvolgono il giovane adepto dell'Abate e futura promessa il cui compito sarà quello di tramandare le conoscenze dei suoi predecessori, sembrano anche poter vivere autonomamente. Eventi e personaggi che entrano in gioco per un motivo e che ne escono quando questo viene realizzato. Una struttura a compartimenti legata da un filo conduttore ma che non riesce mai ad alzare l'intensità della narrazione. Una favola di un periodo particolarmente buio che deve destreggiarsi tra dramma e fantasia e che lascia volutamente senza molta descrizione ne dialoghi i Vichinghi, la forza oscura e distruttiva cui non interessa la conoscenza ma solo oro e potere. Una riflessione profonda per la salvaguardia della conoscenza che porta luce nel mondo e contrasta chi vuole solo le tenebre.
Il lavoro di Moore e degli studios da lui fondati è quello di portare non solo la storia e le leggende della sua patria agli spettatori di tutto il mondo, ma anche di far conoscere il particolare stile visivo che si rifà proprio alle miniatura di quelle pagine redatte quasi mille anni prima. Una ventata d'aria fresca nel settore celebrata da critica e pubblico, sottolineata dalla produzione con soli disegni bidimensionali e toni molto forti che evidenziano sia i momenti più spensierati con colori gioiosi, che momenti più drammatici con colori scuri fino al nero pieno usato per rappresentare i cattivi.
Il mito irlandese trasuda da ogni immagine, condotto magistralmente con un'atmosfera educativa, così come vissuto dal giovane protagonista, con uno stile visivo molto lontano da una qualche rappresentazione realistica e il cui occhio dello spettatore si adatta dopo poche scene, con i movimenti e le animazioni legate principalmente ad un asse o all'altro, tra orizzontale e verticale per le profondità. I fondali invece sono un'opera a parte, perfettamente concepiti, con ogni elemento, tra flora e fauna e non solo perfettamente disposti in un armonia disarmante, che si muovono dolcemente tra spirali o altre morbide forme geometriche e che sono contrapposte alle linee rette e spigolose della torre dell'Abate e del suo mondo. I movimenti di camera sono poi spesso minimi o nulli così da godere appieno la scena nella sua interezza e bellezza.
Il risultato è un racconto capace di far riflettere, adatto sia ad un pubblico giovane che adulto ma non perfetto, cui si attende un picco di intensità che finisce per non arrivare mai. Un piccolo neo su una produzione che aprirà il mondo del settore animazione a nuove e sempre più affascinanti storie.

